• Milano - 8/11/2006
  • Anoressia e bulimia: dal mito della modella magra a una strategia di prevenzione mirata a scuola e famiglia
    Anoressia e bulimia: dal mito della modella magra a una strategia di prevenzione mirata a scuola e famiglia
    2 milioni i giovani italiani che soffrono di disturbi del comportamento alimentare, 1.450.000 le ragazze bulimiche e 750.000 quelle anoressiche, con un nuovo picco di incidenza tra i quarantenni. Una situazione che inizia a far riflettere anche i Governi.

    Milano, 8 Novembre - Il mese scorso aveva fatto riflettere la decisione del governo spagnolo di vietare la passerella alle modelle troppo magre (cioè con un indice di massa corporea inferiore a 18). Un provvedimento a favore del quale si era schierata anche Letizia Moratti, sindaco di Milano e, più recentemente, discusso anche a livello parlamentare. «E’ sintomatico il fatto che il problema dell’anoressia sia ormai avvertito non soltanto in ambito clinico ma dalle stesse istituzioni governative, che stanno acquistando consapevolezza della facile presa sui giovani del mito dell’indossatrice scheletrica» afferma Sara Bertelli, medico psichiatra all’Ospedale San Paolo di Milano, che al Congresso Milanopediatria illustrerà l’esperienza del Centro ambulatoriale di cui è responsabile, al quale in tre anni ci sono già stati 290 primi accessi di cui 63 in età infantile e adolescenziale. «Per tale ragione questi disturbi, che stanno diventando sempre più un’emergenza sociale oltre che sanitaria, dovrebbero essere affrontati con un approccio multidisciplinare a partire dall’ambiente in cui i giovani vivono: la famiglia e la scuola». A tale riguardo è fondamentale il ruolo del pediatra nel cogliere i primi segnali di un disagio che affonda spesso le proprie radici in un rapporto difficile con il cibo e in un’attenzione eccessiva per l’immagine corporea. «I bambini costretti a seguire una dieta, come per esempio i celiaci e i diabetici, hanno maggiori probabilità di sviluppare disturbi dell’alimentazione» commenta Bertelli. «Se però si esclude l’anoressia classica, che nel corso dei secoli ha interessato costantemente l’1% della popolazione, i casi in assoluto più frequenti sono le forme miste, prevalenti nelle ragazze tra i 12 e i 25 anni (in rapporto 10 a 1 rispetto ai maschi, in cui peraltro tali disturbi sono in aumento), con una frequenza che oscilla, a seconda delle casistiche, dal 5 al 20%. È curioso tra l’altro il fenomeno emergente della comparsa di un secondo picco di incidenza intorno ai 40 anni, che è attualmente oggetto di studio nel tentativo di capire se sia correlabile a disturbi anche sfumati del comportamento alimentare in epoca infantile». Anoressia e bulimia richiedono un approccio multidisciplinare (l’équipe è in genere costituita da psichiatra, pediatra, psicologo e dietologo) che chiama in causa anche la famiglia e i cui risultati sono inversamente correlati alla tempestività di attuazione. Questi disturbi, infatti, come si verifica in un caso su quattro, dopo tre anni diventano cronici e, a prescindere dalle implicazioni di carattere clinico e nutrizionale, offrono un margine di intervento e una probabilità di relativo successo sempre più ridotti. L’ISTAT riporta nella fascia d’età 12-25 anni l’anoressia un’incidenza di 15 casi su 100.000 abitanti, pari quindi a circa 9.000 nuovi casi ogni anno.


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